Crucoli – Giacinta Smurra – E’ stato ricordato nella sala consiliare il sacrificio del finanziere Serafino Scalise caduto in servizio cinquanta anni fa.  Il comandante provinciale della Guardia di Finanza, colonnello Emilio Fiora, ha consegnato al fratello del finanziere, Attilio, una lettera per onorarne la memoria alla presenza del dottor Aldo Lombardo, presidente della commissione straordinaria di Crucoli, di una rappresentanza della Guardia di Finanza del comando provinciale di Crotone, della tenenza di Cirò Marina e della polizia municipale del comune. Nella lettera indirizzata alla vittima il comandante generale di corpo d’armata Giorgio Toschi, ha espresso la vicinanza di tutta la grande famiglia delle “fiamme gialle”, nell’onorare la memoria del “fedele servitore dello Stato. Il suo sacrificio - ha detto il generale - assieme a quello di tanti altri finanzieri caduti nell’adempimento del dovere, costituisce, per tutti noi e per le nuove generazioni, che guardano con speranza al futuro, il richiamo più alto al rispetto di quei valori di lealtà, altruismo e responsabilità che sono alla base delle fondamentali regole del vivere civile”. Alla presenza dei familiari di Serafino, che era nato a Crucoli il 26 settembre 1948 e si era arruolato nel il 21 gennaio del 1967, il colonnello Fiora ha ricordato la tragica morte di Scalise avvenuta, a causa di una slavina, il 14 gennaio 1969 in località Giovo/Imbuto nel comune di Garzeno in provincia di Como, nel corso di un servizio per la repressione del contrabbando, così come descritto in un articolo apparso sul periodico “Il Finanziere” in data 31 maggio 1969: “dal 15 gennaio scorso, due finanzieri ed un cane anticontrabbando, usciti in perlustrazione dalla caserma del distaccamento del Giovo, a quota 1717 metri, sorpresi da una tormenta di neve, sono dispersi”. Con Serafino, appena ventunenne, un altro giovane finanziere perse la vita in quel giorno nefasto, Dino Piras di Oristano, di ventisei anni. Due vite strappate insieme al fedele cane “Foch” GF/433. I due militari, in forza alla Brigata di Garzeno, ed il cane furono investiti, travolti e trascinati a valle da una delle tante slavine precipitate sui fianchi dei monti dell’alta valle di Sant’Iorio. Alle operazioni di ricerca partecipano due elicotteri, le squadre del SAGF, soccorso alpino della Guardia di Finanza, di Bormio e Chiesa Valmalenco, i finanzieri di Gravedona, Dongo e Garzeno con i cani antivalanga, gli alpinisti del CAI di Dongo e del CAI di Lebbo, i cittadini di quei luoghi. La neve precipitata a valle per un’altezza di oltre cinquanta metri e la vastità della zona di ricerca non consentirono di rinvenire subito i corpi dei due giovani, morti per “asfissia meccanica”. Sepolte sotto uno strato di oltre sei metri di neve le salme furono ritrovate il 5 maggio 1969. Alla memoria di Scalise è dedicata anche una targa affissa al muro esterno della sede dei vigili urbani, adiacente il municipio.